Roberto Gregoretti - La Nonna di Senigallia
- Asti Art Gallery
- 1 giorno fa
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Roberto Gregoretti, noto nella comunità queer e nell’ambiente clubbing marchigiano come La Nonna di Senigallia, è una figura iconica che incarna la creatività, la performance e la ribellione festosa. La sua presenza ha lasciato un’impronta indelebile nel tessuto culturale di Senigallia e delle Marche.

Un performer attivista e “anima visionaria”
Gregoretti ha guadagnato il soprannome affettuoso di “La Nonna” per via della sua figura performativa unica e iconica. Viene descritto come “performer, attivista, anima visionaria”. È stato tra i protagonisti del circolo Pensierostupendo, considerato il primo spazio LGBTQIA+ della zona, nato negli anni ’90 nelle campagne di Senigallia come luogo di liberazione e incontro.

Un pioniere del movimento queer e clubbing regionale
Il contributo di Gregoretti al mondo queer entra nell’immaginario collettivo ed emerge anche in contesti documentali e culturali: è stato incluso, insieme ad altri esponenti come Paolo Perugini (in arte X Surprise), in una mostra dedicata alla cultura dei club e del movimento queer nelle Marche (Il Resto del Carlino). L’evento sottolinea l’importanza storica di figure come La Nonna nella formazione di una scena alternativa e inclusiva, soprattutto nel periodo che va dagli anni ’80 fino alla fine degli anni ’90.

Identità, espressione e comunità
Roberto, da Senigallia, ha plasmato un’identità che supera le convenzioni sociali del tempo, promuovendo un’espressione libera e provocatoria. Il Pensierostupendo è nato come una casa dalle campagne senigalliesi che si è trasformata in uno spazio di autenticità e accoglienza per la comunità LGBTQIA+ locale.
Eredità e memoria culturale
La presenza di La Nonna nella mostra “Niente nostalgia, ricominciamo” (curata da Nicolhouse) conferma la sua importanza nel fornire alle nuove generazioni l’accesso a un eredità di coraggio, festa e affermazione identitaria (Il Resto del Carlino). La sua storia diventa così parte integrante di una memoria collettiva che va raccontata per mantenere viva la cultura queer e clubbing che ha contribuito a creare.

Alla Biennale di Senigallia: l’arte come provocazione
La presenza di Roberto, La Nonna, alla Biennale di Senigallia 2025, firmata Asti Art Gallery, non è un semplice tributo nostalgico: è la conferma che lo slogan della manifestazione – “Arte come Provocazione” – trova il suo volto e la sua voce proprio in figure come lui.
Provocare, in questo senso, non è scandalizzare gratuitamente, ma smuovere coscienze, aprire domande, costringere chi guarda a fare i conti con se stesso. La Nonna di Senigallia rappresenta la memoria viva di un’arte che ha saputo ribaltare pregiudizi, costruire comunità e creare libertà laddove c’erano muri invalicabili.
Cinque domande per un’intervista
a Roberto “La Nonna” Gregoretti
1. Qual è stato il momento decisivo o l’ispirazione che ti ha portato a creare “La Nonna”?
R. - "La Nonna" è nata dalla mia lunga esperienza nel settore LGBTQIA+, dove già a 34 anni ero considerata Nonna, sebbene non avessi ancora l'immagine drag. Organizzando eventi per l'arcigay di Ancona sono arrivate le prime esperienze drag. Con l'apertura del Circolo Pensierostupendo è iniziata la vita della mia gemella, come la considero io.
2. Com’è nata e si è sviluppata l’avventura del circolo Pensierostupendo?
R. - Il PS (così denominato per comodità) è stato avviato a seguito di una scommessa. Un gruppo ha costituito lo staff di un locale, nato senza particolari aspettative se non quella di offrire uno spazio di incontro per la comunità queer, che nel tempo si è affermato come luogo di aggregazione culturale e di svago.
3. Cosa ha significato per te essere tra i protagonisti di una mostra che racconta l’ambiente queer e clubbing delle Marche?
R. - Questi elementi sono stati presentati all'interno di una mostra dedicata al panorama clubbing delle Marche. La sezione relativa a Pensierostupendo ha evidenziato l'ampio impegno e l'elevata qualità del lavoro svolto. Al momento, questa realtà non è più presente, purtroppo.
4. Come percepisci l’evoluzione della scena queer e queer-friendly a Senigallia e nelle Marche? (Hai l’impressione che oggi i giovani abbiano una maggiore libertà di espressione rispetto agli anni ’80 e ’90?)
R. - Negli ultimi anni, la scena queer e queer friendly nelle Marche ha subito profondi cambiamenti, fino quasi a sopirsi. Pur essendo presente l’appuntamento annuale con il Pride, che rappresenta un momento importante di visibilità e celebrazione, il resto dell’anno sembra dominato da un ritorno al passato, con meno iniziative e una minore vivacità rispetto ad allora.
È vero che oggi molte persone si sentono più libere di affrontare certi argomenti, e la società sembra più aperta nel dialogo su tematiche LGBTQIA+. Tuttavia, questa apertura apparente si scontra con una certa apatia riscontrata all’interno della stessa comunità queer: manca spesso lo slancio, l’entusiasmo e la volontà di prendere l’iniziativa, mentre si tende ad aspettare che siano sempre altri a farsi promotori di nuovi progetti e spazi di aggregazione.
5. Che messaggio vorresti trasmettere a nuove generazioni di performer, attivisti e creativi LGBTQIA+?
R. - Desidero incoraggiare le nuove generazioni a impegnarsi attivamente e a svolgere un ruolo da protagoniste all'interno della comunità queer marchigiana.

La morale: oltre lo scetticismo
Ogni rivoluzione culturale incontra lo sguardo storto di chi preferisce il già noto, il già visto, il già digerito. Alcuni visitatori o partecipanti potranno arricciare il naso davanti a un’arte che osa e che non chiede permesso. Ma è proprio qui che sta la differenza: chi guarda con scetticismo resta spettatore immobile, chi si lascia provocare diventa parte attiva del cambiamento.
E la Biennale, con La Nonna al suo fianco, non è un salotto rassicurante: è un atto di verità e di trasformazione.
Romina Tondo
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